Carlo Ratti, Chuck Hoberman e Aaron Betsky a raccontare il progetto AGO e la futura copertura cinetica. Con il presidente di Fondazione di Modena Matteo Tiezzi e il sindaco Massimo Mezzetti, l’annuncio della data che segna l’avvio della nuova vita pubblica del complesso

L’11 dicembre 2026 AGO inizierà ad aprire le sue porte alla città. La data è stata annunciata in Piazza Sant’Agostino nel corso dell’incontro “Come un origami”, dedicato al futuro del complesso dell’ex Ospedale e, in particolare, a uno degli elementi più innovativi e riconoscibili del progetto architettonico: la grande copertura cinetica destinata a trasformare il Cortile delle Tenaglie in una piazza dinamica e adattabile.

A raccontare il progetto, insieme al presidente di Fondazione di Modena Matteo Tiezzi e al sindaco di Modena Massimo Mezzetti, sono intervenuti tre protagonisti di rilievo internazionale: Carlo Ratti, fondatore dello studio CRA-Carlo Ratti Associati, che con il compianto Italo Rota ha firmato il progetto di recupero e rifunzionalizzazione del complesso; Chuck Hoberman, artista, inventore e tra i massimi esperti mondiali di strutture trasformabili e Aaron Betsky, critico e curatore internazionale, che ha contribuito alla riflessione sulla visione culturale dei futuri spazi di AGO.

Con la presentazione dell’installazione che riproduce in scala la futura copertura cinetica è stato così proposto al pubblico un primo incontro con uno degli elementi architettonici che caratterizzeranno il nuovo polo culturale e di innovazione. La serata ha rappresentato un passaggio nel percorso di avvicinamento all’apertura di AGO e il momento in cui il progetto ha consegnato simbolicamente alla città il proprio conto alla rovescia.

L’11 dicembre segna, infatti, la prima delle aperture progressive di AGO: un cammino destinato a svilupparsi per fasi, parallelamente al proseguimento del recupero del grande complesso storico. I primi spazi accessibili consentiranno di iniziare a conoscere l’edificio, la sua storia e il percorso della sua trasformazione, insieme ai primi contenuti culturali ed espositivi. E l’11 dicembre inaugura anche una mostra, curata dallo studio CRA-Carlo Ratti Associati e da Fondazione Ago che fa dialogare tra di loro oltre 150 opere: le collezioni di Fondazione Ago, tra fotografia, disegno, e arte contemporanea, si accostano alle collezioni scientifiche dell’Università di Modena e Reggio Emilia, all’arte popolare del Museo della Figurina, e alle opere storiche dei vicini Gallerie Estensi e Museo Civico. In aggiunta a queste, il percorso espositivo è completato da una serie di straordinari prestiti di opere contemporanee e opere commissionate appositamente. Gli artisti in mostra sono circa 50 e provengono un po’ da tutto il mondo.

Nell’incontro in piazza Sant’Agostino, pedonalizzata per il secondo anno consecutivo e trasformata durante l’estate in uno spazio di cultura, spettacolo e incontro, l’iniziativa è stata raccontata come una prima anticipazione della vocazione pubblica del futuro polo: una soglia tra il complesso edilizio e la città e un luogo nel quale pubblici, discipline e linguaggi differenti possono già incontrarsi.

A illustrare la visione architettonica è stato Carlo Ratti, che ha approfondito il rapporto tra il recupero della struttura storica e l’introduzione di soluzioni contemporanee capaci di rendere gli spazi flessibili e riconfigurabili. Il progetto AGO, sviluppato da CRA-Carlo Ratti Associati e Italo Rota, coniuga infatti la conservazione di un edificio storico del XVIII secolo con un’idea di architettura in grado di adattarsi nel tempo a nuove funzioni e modalità di utilizzo. Così l’ex complesso ospedaliero si trasforma in una sequenza di musei, spazi di ricerca, strutture educative e cortili pubblici collegati attraverso una struttura architettonica flessibile, dando vita a un nuovo modello di integrazione tra patrimonio storico, cultura contemporanea e innovazione.

Emblema di questa impostazione sarà la futura copertura cinetica, progettata da CRA in collaborazione con Chuck Hoberman. Leggera e pieghevole, la struttura potrà aprirsi e chiudersi secondo un principio ispirato alla geometria degli origami, ed è concepita per aprirsi e richiudersi per creare diversi gradi di riparo, luce e recinzione, consentendo al cortile di ospitare mostre, spettacoli, riunioni e attività quotidiane durante tutto l’anno.

Hoberman ha raccontato il lavoro sulle strutture trasformabili e il percorso di ricerca che ha portato alla concezione della copertura, mostrando come movimento, ingegneria e architettura possano concorrere alla costruzione di uno spazio capace di cambiare insieme alle esigenze delle persone.

Il principio di funzionamento della struttura è stato reso visibile anche attraverso il modello fisico della copertura cinetica installato in Piazza Sant’Agostino, frutto della collaborazione fra CRA, Hoberman Associates e Articulated Artworks, che permette di comprendere concretamente il movimento della futura struttura (sarà realizzata entro il 2029) e anticipa uno degli elementi destinati a caratterizzare maggiormente l’immagine di AGO nei prossimi anni. Con “Come un Origami”, CRA porta in piazza un ulteriore tassello della propria ricerca sull’architettura adattiva, che negli anni lo studio ha applicato a spazi pubblici, edifici a risposta climatica e strutture cinetiche capaci di trasformarsi nel tempo.

La trasformazione architettonica si intreccia poi con quella culturale: la stessa apertura e adattabilità che caratterizzano la copertura cinetica plasmano anche la cura degli spazi futuri di AGO. Aaron Betsky ha proposto una riflessione sul ruolo contemporaneo delle istituzioni culturali e sulla peculiarità di AGO come piattaforma capace di superare i confini del museo tradizionale, mettendo in relazione arte, scienza, ricerca, educazione e spazio pubblico.

Sono temi che saranno anche al centro della mostra articolata in tre sezioni tematiche legate a esperienze umane fondamentali: l’abitare tra espansioni demografiche e cambiamenti climatici; il curare tra antichi studi anatomici e scoperte del ruolo del microbioma; l’esplorare tra strumenti di osservazione e uno sguardo che si allarga verso l’infinitamente lontano. Queste tematiche sono radicate nella cultura di Modena e nella stessa storia dell’ex Ospedale Sant’Agostino, e nel quadro del percorso espositivo si trovano a essere ridefinite da sfide contemporanee e progressi scientifici, tra urbanistica, biologia, medicina, fisica, astronomia.

Il filo conduttore della serata è stato proprio quello della trasformazione, sintetizzato nell’immagine dell’origami. Al pubblico è stato consegnato un pieghevole realizzato per accompagnare il percorso verso l’apertura: aprendolo e trasformandolo, i presenti hanno riprodotto simbolicamente lo stesso principio di movimento che caratterizzerà la futura copertura. Un gesto collettivo che ha accompagnato la presentazione del video dedicato ad AGO Apre e la rivelazione della data dell’11 dicembre.

Foto in evidenza di Rolando Paolo Guerzoni.